Ormai è appurato e dimostrato che qui sul Terzo Lato Del Vinile viviamo di storie. In questo caso la storia è questa: il mio amico e collaboratore (potrei continuare a lungo a spiattellarvi tutto quello che fa, ma ve lo evito) Vito Franchini, che ho incontrato per caso in un asse invisibile Roma-Verona, molto più breve del Roma-Bangkok di qualche estate fa, ha scritto una recensione sul nuovo disco dei Plan De Fuga (che potete leggere qui), a un gruppo sono piaciute le sue parole e gli ha chiesto una recensione, e lui ha pensato bene che stavolta toccasse a me tornare a scrivere una recensione, cosa che ad onor del vero è un po’ che non faccio.
Ma quel “questo è il genere tuo” è stato quanto mai azzeccato e scrivo queste parole mosso dalla bellezza della diffusione delle parole e della musica, infondo è questa una sfaccettatura importante di “terzo lato”: il collegamento tra le persone.

Chi mi legge (spero siate tanti), non troverà mai scritta la parola “arte”, credo sia più giusto parlare di “mestiere” come direbbe Tiziano Ferro o come ho sentito dire da Spalletti in uno dei suoi logorroici dopopartita.
E nonostante ci tenga a sottolineare il mio cuore biancoceleste, e non vorrei assolutamente citare l’allenatore dell’altra sponda, qui si parla davvero di mestiere.
A Roma ancora non fa quel caldo torrido che di questi tempi ci avvolge e mi è più facile l’ascolto di Falso Negativo, è un ritorno a quel sound che mi ha formato. A sort of homecoming.
Cavolo se avevi ragione Vito.
Poi scopro che il disco che sto ascoltando uscirà il 18 maggio, anniversario della morte di Ian Curtis, e tutto torna.
E rileggo bene il titolo del disco, e sorrido, perché chi ascoltava i Joy Division quando ancora non andava di moda farlo e non giravano tatuaggi hipster di Love Will Tear Us Apart, era considerato un negativo, un depresso, uno da evitare se volevi passare una bella giornata.
Ed eccolo il Falso Negativo, un disco new wave, a tratti dark, in cui i testi in italiano lo rendono più vicino e più facilmente metabolizzabile, ti lasciano attaccato tra prepotenti giri di basso, batteria elettronica e echi di chitarra né banali, né esagerati.
Per questo parlo di mestiere.
L’EP si conclude con tre bonus track che hanno poco di b-side (compresa la cover Contact The Fact dei Sound), anzi avvalorano ancora di più questo ultimo lavoro della band bresciana che con un tocco di elettronica riesce ad aprire un portale (non dello studente universitario) in un’altra dimensione, in quella che mi avvolge di più e che sono sicuro, con un buon lavoro di distribuzione, possa colpire anche i giovanissimi orfani dello specchio new wave dei loro sentimenti.
Su tutte le nove canzoni, si prende la scena Santa Indolenza, ma in generale questo è un insieme di canzoni, un disco, un EP, un prodotto, fate vobis, che vale davvero la pena di ascoltare.
In ultimo, ma non ultimo, lo stupendo artwork che si attacca e preannuncia con classe la mappa del viaggio, che scopro arrivare da un intenso lavoro tra fotografie e radiografie.
È proprio il caso di dirlo, si tratta di un vinile ai tempi dell’iPod, e io sono con voi.

Newdress – Falso Negativo (2017)
01 – Attico narcotico
02 – Daylight
03 – Rumore interiore
04 – Hedone
05 – Messaggio criminale
06 – Santa indolenza
07 – Contact the Fact (Bonus Track)
08 – In questo inverno (Bonus Track)
09 – Sorride a tutti (Bonus Track)