Il nuovo album di Nesli chiude idealmente la trilogia iniziata nel 2015 con Andrà tutto bene. Un percorso musicale alla ricerca di una serenità e di un equilibrio interiore passando attraverso il peggio di sé. Tre titoli, Andrà tutto bene (2015), Kill Karma (2016) e Vengo In Pace, nati separatamente, ma che hanno finito per dare un perfetto senso logico a questi ultimi quattro anni di vita del cantautore.

Partirà il 21 marzo dal Largo Venue di Roma il “Vengo in pace tour 2019” di Nesli, di seguito le date.

21 marzo – Roma – Largo Venue
26 marzo- Bolzano – Teatro Cristallo
28 marzo- Firenze – Flog
29 marzo- Bologna – Estragon
31 marzo- Torino – Hiroshima Mon Amour
04 aprile- Napoli – Casa della Musica
05 aprile- Bari – Demodè
06 aprile- Catania – Land
11 aprile- Milano – Alcatraz

01 Ciao Nesli, il tuo nuovo album Vengo In Pace, segna il tuo ritorno sulle scene dopo tre anni. Quali storie ci sono dietro questo disco ovvero qual è il suo terzo lato?
Grazie di questa domanda, è una domanda che ancora non mi hanno fatto. È stato un lavoro impegnativo, abbiamo iniziato due anni e mezzo fa a lavorarci. Volevo prendermi il tempo. Venivo da due album pubblicati in maniera consequenziale, poi ho deciso di fermarmi un attimo per poter elaborare meglio.
Abbiamo registrato in quattro, cinque studi, Milano, Reggio Emilia… nessun posto fantastico, insomma. Intorno a queste canzoni sono gravitati tanti musicisti. L’album ha avuto un percorso lungo e faticoso. Nessuno mi aveva chiesto di andare in studio per fare un album.
Vengo In Pace nasce da questa attitudine, è un disco libero, non ha alti e bassi, ed è molto lineare nel modo in cui arriva.
È stato davvero un lungo lavoro.

02 Ti chiedo in che senso questo disco rappresenta l’ultimo capitolo di una trilogia?
Sarei ipocrita nel dirti che già dal primo disco pensavo alla trilogia. È tutto nato da un discorso molto semplice. Un contratto discografico su tre album, che sono un buon catalogo, e definiscono la carriera e la credibilità di un artista. Ho iniziato questa trilogia con Universal Music e con questo ultimo disco, tiro le somme. È il terzo album quindi con questa etichetta, ma è il mio decimo. È quindi la conclusione di un discorso musicale in un certo senso.

03 Qualche anticipazione sul tour?
La particolarità più grande è che il disco esce il 22 marzo e la sera prima suoneremo a Roma al Largo Venue. Suonare qualcosa che la gente che ancora non conosce mi affascina molto e penso che sia interessante anche per il pubblico. Suoneremo per intero Vengo In Pace. La band è la stessa con cui suono da quattro anni, quindi siamo rodati e molto affiatati ed è molto rock and roll. Sono contento, al contrario di tanti, di avere una band di musicisti validi, che è sicuramente un valore aggiunto.
Partiremo il 21 da Roma e chiuderemo l’11 aprile all’Alcatraz di Milano, nel mezzo ci sono altri sette spettacoli. Poi stiamo definendo il tour estivo.

04 Non posso non chiederti quale sia il tuo rapporto con La Fine?
Ho un rapporto bellissimo con questa canzone. Sono una persona molto umile per una questione caratteriale, ma mi piace sapere di aver scritto un’evergreen. Ci sono molti cantanti che non l’hanno mai scritta, per me è motivo di orgoglio averlo fatto.
Ogni volta che incontro dei colleghi mi dicono che La Fine è una delle canzoni più belle degli ultimi dieci, quindici anni, e cazzo, anche quando un domani non ci sarò più questa canzone rimarrà.
È un piccolo milligrammo di eternità.
L’ho scritta nel 2004 quando non sapevo nulla, avevo 23 anni.

05 La Fine poi è diventata anche un po’ di Tiziano Ferro.
La Fine è parte integrante del suo repertorio e la suona in ogni suo concerto. Tiziano è un cantautore che stimo e molto vicino sia di età che di influenze musicali.
Entrambi, prima di essere Ferro o Nesli, abbiamo lavorato come coristi dei Sottotono e l’ho scoperto solo nel tempo. Sono contento che lui la suoni perché siamo figli di un certo tipo di musica, black music, r’n’b, che ci ha influenzato tanto negli anni novanta.

06 Qual è il tuo rapporto con il vinile?
Colgo l’occasione per tirare le orecchie alla mia casa discografica. Mi avevano promesso il vinile per Vengo in Pace ma mi hanno preso in giro!
Per Kill Karma pubblicammo un vinile rosso, era stupendo!
Non sono figlio dell’epoca dei vinili. Nella mia casa c’era il giradischi e molti vinili, ricordo Dire Straits e Tracy Chapman, Moltley Crue e Guns N’ Roses.
Oggi sono in vena di aneddoti: in casa nostra la vera appassionata di musica era mia sorella, grazie a lei ho conosciuto gruppi che mi hanno davvero cambiato.
Sono molto felice del ritorno del vinile, è molto più bello del cd, però il fatto che ci sia musica liquida è comunque una vittoria, di cui è felice di certo anche Greta Thunberg. Senza cd si inquina di meno.
Mi piace pensare che l’unico formato fisico possa rimanere il vinile.

07 Qual è la situazione tra te e tuo fratello?
Se un regista ci facesse un film sarebbe un mega gol! Effettivamente è strano avere nello stesso periodo due fratelli che hanno entrambi successo nello stesso campo e non si parlano da anni.
Io provengo da una famiglia strana. Non siamo legati, non ci sentiamo spesso, siamo molto liberi e non ci frequentiamo troppo. Ognuno ha preso un po’ la sua strada. Non c’è una ragione precisa.
Con mio fratello ce ne sono state tante di ragioni per cui le nostre strade si sono separate e da lì non si sono più incontrate, ma il motore non è l’odio, semplicemente proveniamo da una famiglia che per educazione non ci ha trasmesso l’attaccamento l’uno con l’altro, poi comunque anche fare lo stesso lavoro non ci ha aiutato. Noi siamo molto distanti, ma senza odio o rancori. Non c’è nessuna guerra. Ma non ci sono rapporti.
Mia madre se non la chiamo io, non mi chiama mai, idem mia sorella, con mio fratello c’è l’aggravante di fare lo stesso mestiere. Da me si dice: nessuna nuova, buona nuova!

Intervista: Davide Di Cosimo