I My Hopes instilled hanno appena pubblicato L’EP di debutto “Dancing In The Crisis”, risultato di un lavoro intenso per creare la propria identità proveniente da una vasta gamma di influenze. Il loro suond fiorisce dove le radici emo grezze incontrano una moderno potente e accattivante rock alternativo che incorpora voce melodica, riff di chitarra pesanti e temi dei testi profondi.
La band è pronta a spingersi oltre i propri confini ed è determinata a raggiungere un’ampia fanbase: con un sacco di energie e passioni a bordo , la band ha già in programma concerti che includono il Regno Unito e Europa.

01 Ciao ragazzi e benvenuti su Il Terzo Lato Del Vinile. Il vostro primo EP si chiama Dancing In The Crisis. Cinque brani con un sound tra il rock più crudo e il dark. Com’è stata la sua gestazione?
Ciao Davide, grazie per l’accoglienza e per lo spazio. Dancing In The Crisis è stato il frutto di un lavoro molto intenso: abbiamo registrato i brani, nati dalle esperienze del nostro cantante Andrea, al Casetta Studio di Torre del Greco, e le abbiamo poi fatte passare al nostro produttore Giampiero Ulacco; da lì al tenere in mano le nostre prime copie fisiche è stato un attimo e l’apice di un enorme orgoglio rimasto costante già dalle prime fasi di registrazione. Vedere le nostre canzoni prendere lentamente forma sotto i nostri occhi è stato davvero incredibile e abbiamo avuto modo di imparare tanto sia a livello musicale che umano grazie alle persone che ci hanno seguito nella realizzazione dell’EP. Abbiamo tenuto il nostro release party a Pradamano, appena fuori Udine, il 9 giugno, giorno in cui allo scoccare della mezzanotte Dancing è uscito anche su tutte le piattaforme digitali. A quasi due mesi dalla nascita del nostro primo “pargolo” possiamo solo dire di esserne fieri.

02 Quali sono stati i pareri degli ascoltatori che vi hanno più colpito?
In molti hanno visto in noi influenze da gruppi diversi e che non avevamo volutamente cercato. Ci piace quando qualcuno vede in noi un pizzico di band che possiamo considerare anche molto lontane come Linkin Park o addirittura Within Temptation, sono artisti molto grandi da cui abbiamo molto da imparare, ma in generale anche solo come concetto è molto bello: fa pensare come in una forma d’arte come la musica ciascuno possa ritrovarsi e ritrovarci elementi unici, in questo caso trasmessi proprio dalle note suonate da noi.

03 Domanda di rito: che rapporto avete con il vinile e un disco a testa che vi ha cambiato la vita.
Andrea: Il primo approccio col vinile l’ho avuto attraverso il juke box di mio nonno. Mi ha sempre affascinato guardarlo in funzione e vedere come un oggetto fisico possa ricreare un qualcosa di così astratto come la musica. Non c’è un disco che più di altri sia riuscito a cambiare la mia vita, ma indubbiamente Younger Dreams degli Our Last Night ha segnato una svolta nel mio modo di pensare la musica. È un disco giovane capace di parlare ai giovani del suo tempo, e questo credo sia il più bel risultato che un prodotto musicale possa ottenere.

Christian: Non ho mai avuto un grande rapporto con il vinile, forse perché a parte per qualche artista che ascolto, per la maggior parte di essi risulta difficile qui in Italia riuscire a recuperare i loro album in vinile… Soprattutto per quanto riguarda gli artisti “giovani”, i loro vinili (nel caso in cui decidano di stamparli) non sono quasi mai reperibili in un normale negozio di dischi. Per quanto riguarda il disco direi Supernatural, di Santana, del 1999. È stato, penso, il primo album che ho veramente ascoltato e sono stato completamente catturato dagli assoli di chitarra che infiammavano ogni brano. È stato proprio grazie a quel disco se ho preso in mano la chitarra per la prima volta e senza di esso probabilmente non sarei qui a parlarne!

Francesco: Ancora oggi in camera conservo i vinili dei miei genitori: si tratta principalmente di musica classica e italiana, ma cercando bene ho trovato anche Beatles, Pink Floyd e Rick Wakeman, addirittura il self titled dei Ramones, tutti album che non potrò mai ascoltare per colpa di un giradischi rotto. Un disco che mi ha cambiato la vita invece credo sia The Black Parade dei My Chemical Romance. È stato il primo album che ho sentito per intero di quella che poi in futuro sarebbe diventata la mia band preferita. Mi ha colpito da subito, ma penso di essere in grado solo da poco di capirlo e apprezzarlo del tutto, sia musicalmente che concettualmente.

Gabriele: Il mio rapporto col vinile è sempre stato qualcosa di misterioso, da scoprire, che però non ho mai approfondito. I puristi mi odieranno, ma la distorsione del suono del vinile non mi ha mai entusiasmato. Il disco che ha cambiato in me il modo di ascoltare la musica piuttosto che la vita è Toto XIV, dei Toto, ovviamente. L’influenza paterna ha agito indubbiamente moltissimo, ma le ricerca musicale svolta da questo disco, a mio parere, è stata magistrale. È per me come per un cristiano la Bibbia. Il tutto sicuramente può sembrare che esuli dal nostro genere, ma attingo moltissimo dai Toto.

Pietro: Un tempo ascoltavo i vinili di mio padre, ne possedeva uno dei Pink Floyd (band che amo), ma non ho mai avuto un gran rapporto con i vinili, non è mai stato amore… Come album scelgo Homesick degli A Day To Remember, sicuramente. Da quando l’ho sentito ne sono rimasto innamorato in tutto e per tutto! Ho scoperto gli altri lavori della band, i quali amo, mi ha anche sicuramente influenzato sul tipo di sound che cerco nelle canzoni e no mi stufo mai e poi mai di ascoltarlo!

04 Cosa si prospetta all’orizzonte per la vostra band?
Diciamo solo che l’esperienza dello studio di registrazione ci è piaciuta proprio tanto e che cinque canzoni ci sembrano pochine. Abbiamo intenzione di arricchire ancora di più il nostro repertorio, quindi torneremo in sala di registrazione al più presto così da avere del materiale più corposo da promuovere.

05 In ultimo, come vuole la tradizione, un messaggio inedito per i nostri lettori.
Nel caso abbiate qualche piano per una vacanza in Inghilterra a metà febbraio 2018 vi consigliamo di restare sintonizzati, potremmo casualmente essere in zona per il nostro primo tour dell’anno!

 

Intervista: Davide Di Cosimo