Sono le quattro di notte quando ascolto per la prima volta questo EP e non so se ci sia un motivo o se la mia insonnia abbia del tutto preso il sopravvento.
Ma spingo play in questo EP, la stanza è buia, ho solo il computer davanti per scrivere e la luce dello schermo, sarebbe molto più fico dire che sono in compagnia di una candela mentre scrivo a macchina, ma non so dire le bugie, o meglio, confesso che ogni tanto scrivo a macchina, ma non a quest’ora.

La voce di Marirosa Fedele mi culla in tutta i miei pensieri, con la sua voce potente e venature jazz e soul della sua musica, mi fa dire che non è qualcosa di comune, almeno di questi tempi, in cui tutto sembra essersi appiattito nello stesso genere musicale che fonde allo stesso modo tutti i generi.
E quindi intanto, cara Marirosa, ti ammiro, perché si sente che fai la tua musica e quello che ti piace. E quindi ascolto con ancor maggior interesse.

E quando tutto sta per diventare solenne, ho appena finito di ascoltare la prima traccia, ma ho già avuto tante sensazioni dentro, e quasi mi preoccupa ascoltare la seconda canzone perché poi so dove vai se guardi troppo dentro, ma arriva improvvisa una ventata d’aria fresca, una giornata di primavera con il parco giochi pieno bambini e le mamme che parlano sulle panchine, non so forse sarà l’orario ma non mi viene in mente una metafora migliore per descrivere Sfioro Un Se che finisce improvvisamente e parte il divertente funky di Fragile Lacrima e capisco che Marirosa mi piace proprio, mi piace come ha incastrato le parole nella musica e come canta, il tutto prende un’aria ironica e il racconto tra due innamorati sembrano arrivare al punto ma alla fine non arrivano mai e mi vengo in mente io, ma questa è un’altra storia.

Non so cosa aspettarmi a questo punto e mi stupisco di nuovo ascoltando Il Coraggio Di Tacere che torna in un ambiente più riflessivo, a luci spente come quelle della mia stanza ora, gli strumenti quasi arpeggiati, quasi sfiorati, quasi silenziosi, creano un’atmosfera intima in cui escono fuori altre ulteriori qualità della voce, ma soprattutto del gioco vocale con il significato delle parole, poi arriva una non banale chitarra prima dell’ultimo intrigante epilogo.

In conclusione posso solo dire che una delle cose più apprezzabili di questo EP sia la sua brevitas, in pochissimi minuti, in ogni canzone, si raggiungono picchi di pathos che di solito raggiungono quelle maestose canzoni di qualche decennio fa non italiane che duravano oltre i sei minuti ed era un casino farle entrare nei quarantacinque giri.