Davide che hai fatto oggi? Oggi come non mi capitava da un po’ ho passato la giornata più sottoterra che in superficie, nonostante un bel sole e le foglie degli alberi che cadono sui marciapiedi di Roma e su tutte quelle architetture dismesse ai piedi delle quali mi piace andare a pensare. Dovevo fare tanti giri, non avevo la macchina e così metro A, metro B, metro A. Roma underground o anderground, come recitava uno dei primi cartelli della stazione Tiburtina.
Sono con le cuffie nelle orecchie, ho play sul nuovo disco di Marco Rò, A Un Passo Da Qui, e mentre ho le cuffie, quelle che girano intorno alle orecchie e le odio, però alla fine ti ci abitui, pensi al terzo lato del vinile che è sempre più terzo lato e sempre meno vinile.
Sono sulla scala mobile che è anche il titolo di una traccia di questo disco che accompagna tutti i miei viaggi sottoterra della giornata.

A Un Passo Da Qui è un racconto artistico di una serie di esperienze che il cantautore ha vissuto tramutato in canzone nel corso di questi anni che lo separano dal precedente Un Mondo Digitale.
In questo disco ci sono tanti spunti e tante belle canzoni con l’augurio che possano diventare future hit, come successo per il singolo Dune che vede la partecipazione della giornalista Laura Tangherlini, ed è uno dei fuochi prospettici di questo disco, uno spin-off del libro pubblicato recentemente da Laura, Matrimonio Siriano, che segue i precedenti Siria In Fuga e Libano Nel Baratro Della Crisi Siriana.
E quello che mi arriva, anche ascoltando la successiva, la titletrack,è che Marco si senta un po’ come cantavano gli U2 nel 1981 in October, Stranger In A Strange Land. Ovvero quando le tue credenze, la tua fede e le tue abitudini si scontrano con una realtà cruenta e lontana da tutto quello in cui credi, distante dal tuo mondo anche se poi il tuo paese non è così lontano da qui.
Altro modo di affrontare il tema della distanza è quello contrassegnato dalla costruzione delle barriere e delle sbarre, come quelle delle prigioni, e anche qui, in Immagini a Righe, è un racconto di vita vissuta perché Marco Rò è entrato a contatto diretto con la realtà del carcere di Rebibbia numerose volte mentre il mondo diventava sempre più digitale.
In queste dieci canzoni e nelle conclusive C’era Una Volta in versione live e One Step, versione inglese di A Un Passo Da Qui, Marco Rò riesce a raccontare la realtà che ha vissuto in forma artistica; non è un semplice diario e non è la realtà stessa, perché come rispose Picasso ad un uomo che lo accusava di arte poco realista mostrandogli la foto della moglie : “Quindi sua moglie è alta cinque centimetri, bidimensionale, senza braccia né gambe, e senza colori tranne sfumature di grigio?”.

In questo caso la forma e lo stile in cui Marco è riuscito ad esprimere i concetti più toccanti per lui, riescono a dargli una grande credibilità e a non appesantire l’ascoltatore, che invece di sentirsi soffocato da tutte queste grandi tematiche forse senza soluzione, ne trae spunti di riflessione.

Davide Di Cosimo