Piacevolissimo Folk – Punk – Rock – Indie e forse anche qualcosa di più.
Tanta roba tutta insieme, sembrerebbe anche troppa, ma non è così. Basta ascoltare il singolo “Mazapégul” per sentire, semplicemente, della buona musica, ciò che tutti noi cerchiamo, alla fine della fiera.
Siccome lo devo fare per contratto, ci provo: io sento i Modena City Ramblers (ma un po’ meno nostalgici), i Punkreas (ma con un muro di suono più strutturato) e Kaparezza (con meno cazzima nei testi). Finita la giostra dei paragoni, sottolineo che la produzione è ottima e gli strumenti tipici della tradizione del folk oltre manica si sposano maledettamente con le chitarre distorte, col dialetto (“Surival”), con la fisarmonica e con la gioia di essere Romagnoli.

Anche in questo progetto scovo una certa difficoltà nell’uscire dai luoghi comuni che chiunque voglia scrivere testi impegnati si trova ad affrontare e, come se fosse un’epidemia, una batteria che a volte sembra campionata. Ciò non confonda, perché il prodotto musicale è di alto livello e, cosa poco comune, governato dal mestiere e dal buon senso. Ottimo l’arrangiamento di “Long John Silver” che, allontanandosi da improbabili discorsi sul comunismo, coglie davvero nel segno perché, oltre a essere suonata daddio, è piacevole e divertente. Nel “Bagno dell’Ultima Ora”, brillante a dir poco, io sento addirittura echi dei Derozer, e non può che essere una buona notizia: tiro eccezionale.

Apprezzabile l’avvicinamento alle ballate folk con “Leprechaun” e “L’ultima Lanterna” (leggermente troppo lunga), in cui torno a sottolineare il mestiere di chi ha mixato i suoni di strumenti di solito molto distanti tra loro. “La Malanotte” è un piccolo capolavoro, soprattutto quando aumenta di potenza. Non devo aggiungere altro.

Non sarà la migliore novità del nuovo millennio, ma nel complesso “Malanotte” è un progetto che ci ha convinto. Non si deve per forza inventare cose nuove, se sei così bravo a interpretare quelle vecchie.

Vito Franchini