Il V album segna il ritorno della band milanese otto anni dopo il loro precedente disco Le Strade Del Tempo e un periodo di totale inattività del gruppo che ha lasciato spazio a progetti solisti come i due dischi di Sarcina a cavallo tra il 2014 e il 2015.

La sensazione che si ha fin da subito è che tutto questo tempo non sia passato, anche se in questo caso il logorio del tempo forse ha portato una visione più ampia e una maturità nelle scelte progettuali del disco. Il gruppo torna a fare la sua musica, a muoversi nei territori che conosce benissimo tra il pop-rock e la musica d’autore italiana con melodie orecchiabili, riff d’impatto e testi chiari e sinceri.

il disco è trainato da un superbrano come Così Sbagliato, undicesimo a Sanremo ma tra i più passati in radio. Un pezzo che ricorda sia gli albori della band a cavallo del duemila ma anche echi di brit-pop o in generale rievoca un periodo storico lontanissimo per approccio ma dietro l’angolo nella cronologia ed è forse questo il filo conduttore di questo quinto disco.
Lo si trova in quasi tutte le canzoni della prima parte, negli spazi di Apri Gli Occhi, nella sublime Nero, in In Fondo. Nel secondo lato del vinile le canzoni appaiono ancora più libere, il sound è più crudo senza allontanare troppo la linea melodica, ed è divertente sentire il divertimento che prova una band nel suonare riuscendolo a trasmetterlo che sia su vinile o in digitale.
Chiude tutto Dove, una ballad molto british che riesce a rimarcare le giunzioni di queste dieci tracce.

In conclusione si può considerare V un ritorno più che riuscito. Probabilmente non sarà il disco dell’anno per i più, ma fra tanti dischi ovattati e distanti dalla vita e dalle sensazioni di strada fa piacere e anche sperare il contatto che si crea tra verità e musica.

Davide Di Cosimo