Questo disco è uscito il 13 ottobre 2017, a me è arrivato qualche settimana prima. L’ho ascoltato, ho pensato di pubblicare una recensione il giorno della sua uscita. L’ho ascoltato ho pensato che avrei pubblicato una recensione entro sette giorni dalla sua uscita. Ma niente. Ho continuato ad ascoltarlo.
Perché infondo pubblicare una recensione è come mettere un punto alla fine di un disco. E qui siamo sempre intasati e con lavoro arretrato e tutti con le recensioni in tempi stretti.
Ma io il punto su questo disco non l’ho voluto mettere e non lo sto mettendo. Perché so che continuerò ad ascoltarlo.

Monte Meru inizia con La Mia Stanza Buia e non c’è inizio migliore per capire lo stile, l’architettura e i concetti dei testi. E prima di continuare con le altre riavvolgo il nastro e riascolto. Perché credo che in questa canzone ci sia tutto quello si prova scalando il monte. Il ritmo è confusione, la chitarra è disagio, la voce grida e vuole andare avanti, poi si lascia spazio alla musica in cui tutti gli strumenti combattono tra di loro. Non si arriva alla pace. Si arriva alla prossima canzone.
Quasi un punk, anzi direi post-punk, quello di Nervi, che si attacca alla prima, e ne prosegue gli stati d’animo. Poi arriva il Fumare, uscito come primo singolo, con una struttura lievemente meno aggressiva, ma di poco, un testo che sembra un uomo nudo senza più le parole che lo vestivano e lo scaldavano, si percepisce quasi un’ironia, un cinismo o forse un grande senso di solitudine.
I momenti più riflessivi arrivano con Brace e Lucido, a metà del disco, poi si ritorna con più consapevolezza verso la scalata. Sì sto immaginando Monte Meru come un concept. Perché dopo la parte centrale ci sono sottili differenze che lo discostano dalla prima, rimanendo dentro i binari manifesto. E forse se Accontentarsi è Diventato Facile, se sempre più anni e meno opportunità, e ci pensi, ti blocchi, ci ripensi, ma poi ti volti indietro. Sei grato di essere vivo e riparti.
La prossima montagna è quella più grande del mondo.

Nel comunicato c’è scritto “Monte Meru parla di sentimenti umani. Concentra masse dense di vita in un flusso molto più grande di emozioni. Dieci brani fluidi e impetuosi che musicano dolore, disagio, rabbia, paure, ansie, amore e speranze. Un lavoro molto sentito che tenta di trasporre queste sensazioni nelle dinamiche e nei testi delle canzoni che lo compongono”.
Non mi viene da aggiungere altro.

Davide Di Cosimo