Lo scorso 17 ottobre 2017 è uscito in radio il primo singolo Transoceanica dal cd Colore Alieno.
Il videoclip di Transoceanica ha vinto il Roma Videoclip 2017 – XV edizione festa del videoclip Indie; il Roma Videoclip è una speciale kermesse dedicata a evidenziare e a dare sempre maggiore risonanza a videoclip musicali innovativi ed indipendenti, considerati sempre più un micro film e una forma d’arte in costante evoluzione. E sempre il videoclip di Transoceanica; è stato anche presentato l’11 novembre alla IV edizione del Russia-Italia Film Festival.

ALIENO: “TUTTO QUELLO CHE HO FATTO DI GRANDE È AMARTI…” Sentirsi Alieno in questa società è restare aggrappati ai sentimenti nella loro essenza più profonda.
Nel mondo sempre più virtuale in cui viviamo si ha la tendenza a compiere gesti eclatanti, ad emulare mettendosi in mostra a tutti i costi, gonfiando l’ego e lasciando l’amore ai confini dell’esistenza. Ritrovare la propria unicità e il proprio essere è vivere la realtà e non subirla – La Scelta

01 Ok, ve lo dico, sembra un vinile. Dopo aver ascoltato ripetutamente il disco mi sono soffermato sulla copertina. Una galassia, le stelle nitide in lontananza. I colori dal rosso al nero. Raccontatemi questa scelta.
Abbiamo avuto la fortuna di incontrare una persona che non lavora solo in grafica ma è una creativa a 360 gradi, si chiama Antonietta Cucca. La copertina e le idee grafiche sono sue, prima di lavorarci ha voluto ascoltare i brani, entrare nel mood della band; ha saputo cogliere tutte le sfumature e generare perfettamente quello che volevamo esprimere.
La proposta della galassia a colori ci è piaciuta immediatamente.

02 Io la interpreto così: nella prima metà del disco, le sensazioni di alienazione vengono tradotte come un valore aggiunto. La musica ha un ritmo incalzante e rende tutto sempre spirituale, ma anche allegro e leggero.
“Colore Alieno” assume proprio la caratteristica che dici tu. Abbiamo immaginato un vero e proprio viaggio interiore con tanto di intro e outro quasi interamente strumentali.
Riaccendere i sensi dopo uno stato dormiente è come ritrovarsi “alieni” in questa dimensione moderna che ci vede così complicati e sempre meno incuriositi dalla vita. Partendo da questo concetto, le nostre immagini musicali sono fotografie dal mondo attuale; fragilità ma anche scenari distorti che alimentano in noi stessi la voglia di semplicità, l’esigenza di riportare tutto nella propria essenza. Per vivere la realtà nelle sue molteplici sfumature e non subirla.

03 All’interno di questa prima parte il brano più intimo è Vento, in cui compare Saba Anglana. Com’è nata questa collaborazione?
Saba è un’Artista italo-somala, è un’artista incredibile. Ci siamo conosciuti dopo un suo concerto a Roma. La sua vocalità richiama la terra Africa nella sua moltitudine di colori, la sua solarità ed energia ti catturano l’anima.
“Vento” è una delle canzoni cui siamo legati di più, Saba arriva nel ritornello, cantato in lingua somala, una melodia meravigliosa che è l’incipit del suo brano “Hanfarkaan” .

04 Continuo con la mia visione. La prima parte si chiude e con lo stesso brano si apre la seconda. Sto parlando di Argilla, forse il brano più pop, in cui il modo di cantare e la chitarra riescono attraverso canoni melodici classici a creare quel senso di pathos. A me sembra uno dei punti focali del disco, come e quando è nato questo brano?
Prima di arrivare all’arrangiamento definitivo abbiamo svestito e rivestito Argilla almeno 4 volte.
Chissà cosa andavamo a cercare, ci siamo incastrati per mesi alla ricerca di suoni e giri armonici storti e complicati ma alla fine abbiamo ceduto alla vera natura del pezzo; Argilla è un brano diretto, semplice, che può funzionare anche solo chitarra e voce. Ci abbiamo messo qualche chitarra in più…

05 Nella seconda e conclusiva parte, nel secondo lato del vinile insomma, prevale una forte riflessione. Il ritmo è meno incalzante, gli strumenti e le parole aprono ad un senso di solitudine macrocosmica contro cui si scontra l’amore, che sembra essere la risposta in Colori, a chiusura del viaggio.
Fra il punto di partenza e l’arrivo di una nuova esperienza ci affascina da sempre il percorso, perché non è prevedibile e sviluppa tutta la sensibilità dell’essere umano. Più lungo sarà il percorso, più emozioni avremo da raccontare. È il bagaglio che ci accompagnerà in un nuovo viaggio, un nuovo colore da aggiungere all’arcobaleno della nostra vita.
“Colori” rappresenta il percorso che stiamo vivendo come band, racchiude il nostro rapporto musicale e umano, viscerale, fatto di gioie e sofferenze, traguardi ancora da scoprire.

06 Come undicesima traccia è inclusa una nuova versione di Le Foglie e Il Vento, celebre hit di Ron in cui duettate proprio con lui. Che effetto vi fa suonare con un artista che non solo conoscete da tempo e con il quale avete realizzato numerosi progetti, ma rimane uno dei più grandi della musica italiana?
Emozionante trovarsi accanto a Ron. Nei live, in studio, a scrivere insieme, per noi è una grande scuola. Abbiamo imparato moltissimo e soprattutto ci ha insegnato che l’umiltà, la ricerca continua e il lavoro fanno di un artista comune un Grande Artista.

07 Chiuderei con la domanda di rito: che rapporto avete con il vinile e un disco a testa che vi ha cambiato la vita?
Personalmente (Mattia) a casa ho un bel giradischi e, oltre ai miei, tutti i vinili di mio nonno.
A 7 anni per il mio compleanno mia madre mi regalò il mio primo disco, ma quello che mi ha cambiato la vita me lo fece ascoltare mio padre: era il Blue Album 1967/1970 dei Beatles.
Gli altri dischi sono Ten Summoner’s tales di Sting (Francesco) , The Wall dei Pink Floyd (Emiliano), Made in Japan dei Deep Purple (Marco).

Intervista: Davide Di Cosimo