Suonavo e ascoltavo questa roba oltre 20 anni fa. Appena ho pigiato play mi è tornata la voglia di farlo e se fossi onesto scriverei che mi è si è immediatamente infilata in testa l’idea di aver perso un sacco di tempo suonando e ascoltando altro…

Ma sono disonesto, quindi dico che “L’universitario di Bologna”, degli “Inutili” è robaccia. Il Punk è superato, dai! Urlare ovvietà con voce roca sopra chitarrone distorto, batteria che picchia e basso che incolla tutto è da sfigati. Nel frattempo, però, lancio macumbe ai componenti e invio, sotto falso nome, curriculo alla direzione artistica per sostituirli in tournée.

Leggo, nel comunicato stampa che ci ha raggiunto in redazione, che i 4 punkettari dietro le 14 tracce del CD fanno questo mesteriaccio da un bel po’. Io non li ho mai sentiti, a essere sincero, ma posso mettere nero su bianco che il loro mestiere si sente. Le basi sono potenti e incise bene, a servizio di un vocione che sembra finto da tanto è cazzuto. Con cosa devo fare i gargarismi per cantare come Ivan nell'”Inutile compreso”? Le parti in cui resta solo, ad esempio in “La Gabbia” sono mostruose… (un po’ in tutti i sensi), e io risento i Rancid degli anni ’90.
Anche in “29816”, lento con inaspettata acustica di sottofondo, la voce fa ribrezzo, ma io lo scrivo senza timore di attentati o ritorsioni, perché è esattamente ciò che vuole suscitare chi canta così.

Nel singolo “Tutti In Fila”, semplicemente perfetto, il basso viene un po’ fuori, rispetto alla media, ed è sempre un bel sentire (i Rancid, in tale ambito, erano maestri). Anche “Essere Umano 2.0” è brillante e corposa, ma la perfezione della batteria, talvolta lasciata in solitaria, mi fa venire il sospetto che ci sia qualche aiutino elettronico… Se sbaglio sono disposto a fare pubblica ammenda, l’ultima volta è successo nel 1994, quando avevo pronosticato la vittoria dell’Italia in finale.
Per contratto sono costretto a parlare dei testi, ma non mi va di far perdere tempo ai nostri (migliaia di migliaia di) lettori: tuttologia spinta, nulla di nuovo, proprio come deve essere.
Concentriamoci piuttosto sul tiro micidiale di “Salto nel Buio”, che mette a dura prova le casse del mio Mac. Anche qui sento di nuovo la potenza dei gruppi degli anni ’90, che avevano imparato a sfruttare i mezzi che quelli dei ’70 non avevano, per portare avanti il loro discorsi su nuovi frequenze.
Sempre in tema di paragoni, le esuberanze strumentali dei NOFX sono lontane, ma non necessariamente è un male, perché quelli erano maestri, gli Inutili sono mestieranti, che comunque sanno suonare bene eccome, quando vogliono (vedi finale di “Nel Declino” e “Un Tuffo nell’Odio”).

Riassumendo, non pensavo che un gruppo punk diverso dai Derozer, nel 2018, avrebbe potuto farmi godere come quando avevo i capelli lunghi.
E’ successo. Pollice in su.

Vito Franchini