“Folle D’io è un progetto acustico che nasce nell’autunno del 2016, contaminato dalle sonorità che variano dal grunge al post rock, con un’unica idea di base, quella di spaziare e farlo senza senso alcuno. Testi autoreferenziali e politicamente scorretti, quasi scontati, cantati male come quei cantautori italici di cui si fa fatica a ricordare il nome. Durante quest’inverno ha avuto modo di esibirsi in diversi locali, dando la peggiore immagine di se, ritrovandosi tuttavia a potersi mostrare in un evento in cui fra i partecipanti c’era un certo Giorgio Canali.
Con un passato turbolento, con un gomito in meno per via di incidente stradale, ha deciso di rimettersi in gioco.Perché si sa, i sogni hanno tutti lo stesso sapere.
Attualmente sta pensando di registrare il suo primo Ep, ma preferisce spendere quei pochi soldi in un amplificatore migliore e farsi sentire in giro!”

01 Ciao Pietro, benvenuto su Il Terzo Lato Del Vinile, come nasce il tuo progetto Folle D’io?
Il progetto è partito l’anno scorso con il mio primo live al “Beba Do Samba”, con solo un’idea: quella di divertirmi, senza pormi limiti e traguardi particolari. Mi rendo conto che, ad oggi, è ancora in pieno corso d’opera. Un po’ come la Salerno Reggio Calabria.

02 Qual è finora l’esperienza più bella legata al tuo percorso musicale?
Sicuramente l’esperienza più bella è stata la prima volta che ho ripreso la chitarra in mano dopo un incidente motociclistico, che mi ha causato la frattura scomposta del gomito e del polso. Il medico, prima di operarmi, disse che sarebbe stato davvero difficile riprendere a suonare. Ma ho la testa dura e sono relativamente fortunato: con un po’ di pazienza, molte imprecazioni e qualche birra di troppo sono riuscito a rifare un La Minore relativamente triste che suonava discretamente bene.

03 Il 9 settembre (al Traffic di Roma) salirai sul palco per l’ultima serata outdoor del Terzo Lato Del Vinile, avrai qualche sorpresa per l’occasione?
Ma se te le dico non è più una sorpresa!

04 Domanda di rito: che rapporto hai con il vinile e qual è il disco che ti ha cambiato la vita?
Con il vinile ci sono uscito solo un paio di volte, molto tempo fa, ma nulla di serio giuro! Che poi la mia ragazza è gelosa.
Cretinate a parte, non c’è un disco in particolare ma diversi in base ai periodi della mia vita.
Quello dell’infanzia sicuramente è “Nero a Metà” di Pino Daniele.
Alle medie era diventata una droga “Scienza doppia H” dei Colle der Fomento
I primi anni del superiore invece se la giocano “Il suicidio dei Samurai” dei Verdena e i Nirvana con “Incesticide”.
Con l’anno della maturità invece il mio cuore va a “Tempi Bui” dei Ministri.
La depressione quasi contemporanea del post rock con: i Maybeshewill con “Not For Want of Tryng”, i Caspian con “Dust and disquiet” ed i This is your captain speaking con “Eternal Return”.
E in fine, anche se scoperti da poco, ci sono i Management del dolore post operatorio.
Potrei continuare, ed elencarne molti altri, ma qui sta sorgendo un serio problema: sono un eterno indeciso e mi rendo conto che mi stupisco con qualsiasi cosa vomiti acido e sappia di cuore!

05 In ultimo, come vuole la tradizione, un messaggio inedito per i nostri lettori. A te penna e calamaio.
Il mio messaggio è cagare forte, farlo bene. Perché dobbiamo riempire con nostri rifiuti anche i cessi peggiori, che come i nostri sogni finiscono per essere scaricati.

Intervista: Davide Di Cosimo