Abbiamo intervistato i Fast Animals And Slow Kids con i quali abbiamo parlato del loro ultimo album Forse Non è La Felicità e dell’ipotesi di aprire una pasticceria.

01 L’ultima volta che ci siamo visti fu ai tempi di Alaska e per la serie le cose cambiano, da gruppo emergente ora siete una vera e propria realtà.
Amone: Si la stiamo vivendo bene, è facile, sapere che verrà qualcuno al tuo concerto è una sicurezza rinfrancante di fronte a tutta quella serie di concerti vuoti.
Noi siamo anche bravi a non sentire le responsabilità, non percepiamo la responsabilità di essere una band che smuove le persone e così è come andare a suonare davanti ai nostri amici, le prime file di ogni città le conosciamo, non la viviamo come uno stress, forse l’unico stress è la prestazione, perché suoniamo di più e facciamo delle cose pazze alla Ramones e, per dirti, Alessio può iniziare a bere all’ottava canzone.
Alessio: si è vero, e parliamo di acqua, e poi per scaramanzia inizio ogni concerto con la felpa e poi fa caldo, e negli anni passati al terzo pezzo potevo toglierla, e invece ora prima dell’ottava non posso.
Amone: stai diventando un problema per il gruppo.
Comunque la viviamo bene, quando suoni al futuro non ci devi pensare, la musica è imprevedibile, adesso va bene, magari tra un anno dovremmo aprire una pasticceria. Al futuro ci penseremo nel momento in cui arriva.

02 A livello mainstream sembrerebbero andare generi molto diversi rispetto al vostro. Che spiegazione vi siete dati?
Amone: Ma guarda noi non ci ragioniamo tanto, come dicevamo tra noi qualche giorno fa, noi facciamo musica per noi stessi, deve convincere noi, e pensiamo: la ascolterei questa roba se non fosse la mia?
Se convince noi va bene, poi se convince gli altri meglio ancora. Non c’è da ragionare troppo, ciò che serve è fare un pezzo per stare noi quattro in sala o per farci ragionare su un argomento.
Fare musica che funziona è la più grossa e grande trappola che viene detta perché poi esplodi, invece se sei convinto riesci a comunicare meglio.
Ai Fast Animals piace la musica che fanno.
Alessio: In realtà se guardi dall’esterno ci dovremmo sentire degli animali in via di estinzione, ma in realtà ci sentiamo dei gran bei panda.

03 Qui sul Terzo Lato ci scrive un sacco di gente e una volta ci scrissero gli Elephant Brain, che ne pensate?
Amone: Grandi! Gli Elephant Brain sono dei ragazzi di Perugia che hanno capito anche loro che il centro e fare musica per se stessi, ma ne abbiamo parlato tanto anche con loro, a me personalmente piacciono molto, sono dei ragazzi che stanno sul pezzo, ragionano sulla chitarra, hanno un approccio critico per la musica che ascoltano e noi facciamo il tifo per loro e per band come loro.

04 A livello architettonico qual è lo spazio più bello in cui avete suonato.
Amone: Forse in termini di funzionalità l’Alcatraz, ma non tanto per la sua architettura quanto per la gente che ci lavora che è davvero molto competente e qualsiasi problema, dal più piccolo al più grande, lo risolve prima che te ne accorga.
Alessio: a livello utopico, sarebbe bello che ci fossero dei locali di dimensioni più ridotte ma con l’approccio dell’Alcatraz, incentrati sulla musica. Non ricordo con chi ne parlavamo, ma in Svizzera c’è un locale che ha il palco più grande del parterre.
Amone: Ci sono anche situazioni che di anno in anno migliorano e ti viene sempre più voglia di suonarci. Lo Smav a Santa Maria a Vico in provincia di Caserta è un posto che aveva un piccolissimo palco e ora è diventano uno dei migliori live club.
Il problema è anche la sostenibilità dei locali, perché sei un po’ pazzo se fai fare la musica dal vivo in italia, è una scelta economicamente sbagliatissima, chi lo fa è per la sua passione, ma se ci fosse più pubblico tanti locali migliorerebbero in un attimo.

05 Per la scrittura dei testi quali sono le maggiori influenze?
Amone: Alaska era molto di più sull’esistenzialismo. Questo è più improntato sull’esperienza personale, vivo l’esperienza e cerco di tramutarla in qualcosa che diventa forte e potente e quindi tutto parte da un istante, da un momento di vita vissuta e dalle riflessioni successive a questo momento qua.
I testi li scrivo io ma poi ci ragioniamo tutti insieme e riguardiamo tutto insieme, la singola parola, l’esempio che faccio sempre è Tenera Età ha un testo sviluppato in una pianura in Alaska dove vedevo fino a cento milioni di chilometri e il testo è ispirato da questa quercia che stava lì, sono esperienze e piccole considerazioni che diventano personali.

06 Che rapporto avete con il vinile e qual è il disco che vi ha cambiato la vita?
Amone: Col vinile abbiamo un rapporto bellissimo perché il vinile è un oggetto bellissimo, è proprio bello da vedere, e ad ogni concerto mi fermo al banchetto a chiacchierare, e qualcuno si compra il vinile e mi chiede di firmarglielo e ogni volta penso al fatto che la nostra band è riuscita a produrre un oggetto così fico perché vedi l’immagine dell’artwork su cui hai ragionato e la custodia, poi noi li stampiamo anche colorati, e è un oggetto bellissimo. Mi dà proprio una sensazione di bellezza!
Per quanto riguarda il disco che mi ha cambiato la vita… non ti saprei dire un disco che mi ha cambiato la vita, forse The Decline dei NOFX è un disco che ho ascoltato tanto.
Un disco di una band che verrà a suonare in Italia che mi è piaciuto molto, mi ricordo che avevo il lettore cd con le cuffie con la spugna, Sound City Burning degli Undeclinable, quello è un disco in cui ho capito che si può fare punk e piangere allo stesso tempo.
Alessio: I dischi che mi hanno cambiato la vita sono quelli che mi hanno fatto iniziare a suonare che sono In Utero e Nevermind dei Nirvana. Prima di quelli ero soltanto un ragazzino delle medie che ascoltava HitMania Dance e poi facendo lezioni di batteria ho trovato un gruppo che suonava i Nirvana e ho iniziato a comprare i dischi e a suonare, la vita me l’hanno cambiata di sicuro.

07 Cos’è per voi la felicità?
Amone: Questa ce la siamo preparata! No dai scherzi a parte, la felicità è riuscire ad andare in sala prove con lo stesso slancio di nove anni fa quando abbiamo iniziato e dare sfogo a quello che si ha nella testa.
Alessio: Forse la felicità è investire il tempo della propria vita facendo quello che ti piace.

 

Intervista: Davide Di Cosimo