“Ossa rotte, occhi rossi” arriva dopo tanti concerti, chilometri e canzoni abbandonate per strada. Contiene alcune delle prime cose che abbiamo scritto e altre nate un mese prima di entrare in studio, e anche per questo ci sembra la giusta conclusione di una minuscola parte di cammino e l’inizio di qualcosa che ancora non conosciamo” – Endrigo


01 Ciao Endrigo la cosa che mi ha affascinato di più è stata che avete registrato Ossa Rotte, Occhi Rossi in piena campagna, che momenti sono stati?
Bellissimi. Un posto come il Macchione, cioè la casa in cui abbiamo registrato, permette di immergersi nella musica ventiquattro ore al giorno e contemporaneamente non sentire mai la classica pressione di uno studio tradizionale. La sensazione a posteriori è stata quella di una vacanza in cui abbiamo passato un sacco di tempo insieme a fare di tutto e in cui comunque è uscito fuori un disco, quasi senza accorgercene.

02 In questo disco avete raccolto tutte le canzoni abbandonate per strada e quelle nate un mese prima di entrare in studio. Cosa si prova a registrate brani di distanze temporali diverse?
In realtà ci siamo sforzati di compattare a livello di arrangiamento per quanto possibile tutto il materiale registrato, quindi alla fine la sensazione era di fare un disco abbastanza unitario. In più siamo un gruppo comunque giovane e quindi anche le cose più vecchie lo sono relativamente. Un paio di brani comunque erano davvero troppo lontani dalla nostra idea odierna e li abbiamo scartati a fine registrazioni.

03 Per Ossa Rotte, Occhi Rossi avete collaborato con Jacopo Gigliotti dei Fast Animals And Slow Kids, raccontateci un aneddoto comico.
Jacopo è una persona meravigliosa con cui cazzeggiare e contemporaneamente un lavoratore instancabile. Riesce a far convivere queste due anime eliminando quasi completamente la componente del sonno. La prima notte non avevamo ancora capito i suoi ritmi e dopo una prima sessione di registrazioni finita alle tre lui era pronto a far festa, mentre noi pensavamo scherzasse e siamo volati a dormire, lasciandolo solo e delusissimo. Abbiamo recuperato abbondantemente tutte le altre notti, qualche volta secondo me facendolo anche pentire di averci dato corda. Trovate le prove su youtube con un making of sul nostro canale.

04 Avete dichiarato che questo disco è la giusta conclusione di una minuscola parte di cammino e l’inizio di qualcosa che ancora non consociamo. Non il CSAR di Battisti, ma CSAE. Cosa Succederà Agli Endrigo?
Bella domanda. Suoneremo, il più possibile, e sicuramente non lasceremo passare molto tra un disco e un altro. C’è ancora praticamente tutto da fare e da dimostrare.

05 Domanda di rito: qual è il vostro rapporto con il vinile e qual è il disco che vi ha cambiato la vita?
Per quanto riguarda il vinile in realtà siamo troppo giovani per averlo vissuto nel suo momento di gloria ma troppo poco aggiornati per il suo ritorno in voga odierno. Siamo abbastanza legati al supporto del cd, quando compriamo un lavoro nuovo di una band o un disco storico tendiamo ad acquistare questo formato; poi magari ci sono band amiche o underground che scelgono di fare uscire solo il vinile, e allora per supporto si compra quello.
Eccezione tra noi la faccio io (Gabriele), che sono un collezionista ossessivo di qualsiasi cosa prodotta da Springsteen e quindi strapieno di album e singoli suoi, in cd, cassetta e soprattutto appunto in vinile, magari identici e che differiscono solo per il codice a barre, anche se ora mi sono un po’ calmato.
Nonostante questa premessa se devo scegliere un disco dico “The ’59 sound” dei Gaslight Anthem, sicuramente la mia band preferita e che al contrario di Bruce ho vissuto “in diretta”, seguendoli passo per passo e vivendoli appunto come una versione “mia” del Boss.

06 In, ultimo, come vuole la tradizione, un messaggio inedito per i nostri lettori. Endrigo pensaci tu.
Pensateci voi invece, amici, che se ci lasciate a gestirci da soli finisce malissimo.
Grazie mille per lo spazio e per averci lasciato parlare di dischi, argomento sul quale diventiamo con piacere logorroici.