Che classe.

Delicata, a tratti eterea, sempre misurata. La musica di Eleonora Betti è così. E’ il classico che non sa di pretenzioso, l’antico che non odora di vecchio e altre amenità del genere.
Pianoforti, violini e una voce precisa che ci si adagia sopra consapevole, ricca di armonici pop, senza inutili abbellimenti. Il mix non è esplosivo, non è sensazionale, perchè tali aggettivi (ridondanti anzichenò) li lasciamo volentieri alla musica indie o alle urlatrici dei talensciò. Il mix, piuttosto, tanto dotto quanto poco commerciale, tanto adulto quanto poco virale è, per volere essere tecnici, semplicemente una figata.

Ora la parte delle critiche, se non sembra che ci paghino per scrivere bene o che ci si faccia distrarre dall’immagine: in certi punti i testi della Betti sembrano un po’ inseguire Battiato (mi spiace ma non è un complimento). Parlo, ad esempio, del Coniglio bianco, a mio giudizio anche troppo lunga. Non è sempre così, per fortuna, e ho colto dei buoni spunti nelle liriche di “40 Volte”, per dirne solo una, prendendomi il lusso di non tradurre nemmeno quelle in inglese, tanto la musica è da sola più che sufficiente a darmi soddisfazione fisica.

Nel complesso il lavoro, in cui l’artista ha riversato moltissime idee musicali, rischia di apparire ripetitivo. Mi si potrebbe obiettare che ci sono gruppi che rotolano (ops, intendevo dire, ripetono) le stesse canzoni da 5 decadi e vengono osannati nemmeno fossero i Beatles… e io non potrei non ammettere che l’obiezione ha pregio. Che male c’è a insistere su un format tanto godibile?

Il “Press Kit” che accompagna l’uscita del disco è corposo, e contiene anche una guida all’ascolto. Confesso di non averlo nemmeno aperto e di non apprezzare del tutto tali iniziative. Si tratta di spocchia, senza dubbio, lo ammetto. Ma se mi guidi Tu, Eleonora, cosa ti recensisco a fare?

Torniamo alle cose belle, dimenticando un effetto voce in raddoppio che talvolta rompe leggermente la poesia. Un plauso, ma bello forte, va obbligatoriamente a chiunque abbia curato gli arrangiamenti. Non so chi sia perchè, come sottolineato sopra, la spocchia e l’eccessiva considerazione di me stesso mi hanno impedito di leggere le istruzioni per l’uso. So però che ha fatto un gran lavoro. Non ci sono chitarre ipereffettate, non c’è la batteria finta (un virus degli anni ‘80 che i NoVax stanno facendo tornare), il set strumentale è ben inferiore a quello della musica da camera, eppure sta tutto meravigliosamente in piedi, funziona daddio.
L’equilibrio e il buon gusto regnano sovrani, non vedo l’ora di avere l’accredito per vedere questa artista dal vivo e intervistarla davanti al Buffet.
What else?
Nothing else, brava Miss. Betti. Direi, anzi, bravissima. Ci aggiungo, per raggiungere il climax finale, un Grazie con la maiuscola, per avere portato un po’ di nobiltà in questa valle di lacrime musical/sociale.

PS1: accidenti ho dimenticato i paragoni. Allora rimedio dicendo che non ne ho, perchè non conosco bene il genere o perchè l’impronta classica è talmente in disuso che è diventata avanguardia, e io non sono mai stato un avanguardista, anche perchè non so cosa sia.

PS2: laddove il capo del sito non mi pagasse per la mancanza, essendo un mercenario, butto lì una vaga somiglianza allo stile vocale di Simona Molinari o, in alternativa, a quello dell’Arisa più ispirata (sono entrambe ottime notizie).

Rock’n’Roll

Vito Franchini