Allora, ascoltando questo disco, per un attimo, ma solo per un attimo brevissimo, ho la sensazione che sia il “solito disco punk”.

Chitarrone elettrico, batteria canzoni che scorrono veloci, un sound classico di fine anno novanta inizio duemila… e le solite cose insomma. Poi, inizio a prestare attenzione ai testi di un classico cantante punk, stonato (o intonato) al punto giusto, i testi sono pieni di cliché sul lavoro, sui sogni, la cameriera, addirittura qui si parla di italia 90 di vita come uno shot.
E rimango molto perplesso, ma tutto ciò dura solo un brevissimo attimo come ho detto prima.

 

 

Perché questo disco per tutto il restante tempo che lo ascolto, e ogni volta in cui ci penso, mi lascia quella gioia e quella spensieratezza che non sentivo da un po’ qui sul Terzo Lato Del Vinile.
I testi, e la musica li aiuta, arrivano veri, e il problema è che non sai se si parla di ironia o verità, a tratti quasi senza senso, ma infondo un senso c’è e sono in vorticato in tutti questi pensieri quando invece di citare i brani o pensare a come suona questo o quello o a quello che avrei fatto io, mi fermo.

Questo è proprio un bel disco.
Una serata d’estate. I Duracell in concerto, l’odore della birra, ragazzi che pogano, e tutti che si divertono, sto pensando a questo.

Davide Di Cosimo