Recensire\intervistare i Derozer, per un veneto (acquisito) sui quaranta, è un po’ come farlo con i Sex Pistols per chi ha vissuto quella rivoluzione (“farlo” nel senso di recensirli\intervistarli, eh). Io, grazie al TLDV, ho avuto entrambe le possibilità, nel senso che sono stato chiamato a entrare in contatto con entrambi, incredibile no? (qui l’intervista a Glen Matlock). E’ tutto molto Punk, e io sono un recensore fortunato.

I Derozer, vicentini, fanno punk da sempre, e lo fanno in maniera ignorante, in quella accezione del termine che significa “pura, verace, gustosa”. Non hanno sovrastrutture, non usano effetti, non cercano nemmeno lontanamente di variare loro stessi o innovare il genere che alimenta e dà sfogo alla rabbia di generazioni intere, da decenni. Li ho visti, dal vivo, uno sproposito di anni fa, e le 50 canzoni che hanno fatto in mezz’ora, tutte uguali, stesso tono, stesso ritmo, stesso piglio, mi hanno fatto pogare come un maledetto. Ho ancora male (un po’, ma sta passando). Erano, e sono, anche regolarmente orridi, vestiti alla meglio, ma resi (quasi) sexy dal sorrisetto di chi sa di essere il numero uno nel suo settore, punto e basta.

Ho ascoltato “Passaggio a Nordest” con gusto. 10 tracce potenti e registrate ottimamente, ben sopra la media dei primi album. Nulla da invidiare a fari come i Bad Religion, per capirsi; le sonorità sono quelle, con chitarre stoppate che curano ogni malattia e la batteria che viaggia come una sportiva di razza. In un paio di occasioni salta fuori anche bene il basso da solo, sempre apprezzato. La voce è a fuoco, spesso raddoppiata con mestiere. I testi sono standard, conditi di quel poco di demagogia che ci devi mettere per contratto, e qualche spunto più che buono, come quando si parla di sorpassi da fare e subire.

Ho particolarmente apprezzato “La Notte”, che in comune alla più famosa canzone di Arisa ha unicamente il riferimento al vomito. Consiglio anche “Blogger”, davvero potente, suonata e cantata come si deve.

Tutto molto semplice, veloce, bastardo, in poche parole punk.

Pollice in su ai Derozer, top della gamma, orgoglio italiano.

Vito Franchini