Augenblitz è un nome inventato in lingua tedesca nato dall’unione di due termini diversi. Il primo è “augenblick ” che ha significato di “attimo” ed il secondo è “blitz” che ha significato di “lampo”. L ‘unione di queste due parole dà alla luce il nome di “attimo – lampo” o, come l’abbiamo sempre inteso , “attimo di luce”. Da poco abbiamo scoperto come augenblitz significhi in realtà “colpo d’occhio” ma la cosa non ci disturba affatto, anzi, ci piace molto. La scelta della lingua tedesca può sembrare singolare ma non è affatto casuale.

Il tutto nacque da una lezione di letteratura italiana durante l’ultimo anno di liceo. Il professore era intento nello spiegare la differenza tra il classicismo , l’arte tendente all’imitazione della natura , l’arte come specchio della natura , ed il romanticismo, l’arte che nasce da dentro il soggetto, l’arte come candela ad illuminare l’anima di chi crea. Lo specchio contrapposto alla candela quindi. Inutile dire come mi innamorai della candela e quindi del romanticismo, corrente artistica nata per l’appunto in Germania. Da qui il tedesco, da qui “Augenblitz “. E se questo era inizialmente un semplice pseudonimo, nel tempo è diventato il nome di un progetto, il nome di un quartetto prima , ed ora di un duo. “Augenblitz ” nasce infatti nel 2013 ma io e Francesco suoniamo insieme da soli da poco più di un anno a questa parte. Un anno pieno di luce. Non ho mai pensato alla musica e ai testi come due entità separate ma le ho sempre ritenuta una parente dell’altra, per mio vizio forse il testo addirittura un padre e la musica una figlia.

Il cuore di questi brani infatti non neghiamo siano i testi , spesso veri e proprio flussi di coscienza, cascate di parole , parole istintive come lampi appunto.
E cosa sperano di illuminare questi lampi?
Non crediamo ci sia un’unica risposta ma per quanto mi riguarda direi “le relazioni”.

Le relazioni in tutte le loro forme . Sono parole che tentano di fare luce sulla necessità dell’altro in tutte le sue forme, sulla necessità del confronto, sulla necessità di non esser soli, della ricerca di una identità.
Il passaggio di un brano dal titolo “Le Cicale” dice “hai portato via tutto e il mio modo di essere ,ha cessato di essere in quanto per essere, bisogna essere in due”.
Credo qui siano riassunti tutti i rimanenti litri di inchiostro spesi e da spendere.
Per noi questi brani sono fiammiferi grazie ai quali illuminare i volti, le mani, i corpi di chi ci guarda e di chi ci ascolta.

Foto in copertina: Tamara Casula

Gli Augenblitz sono:
Tommaso Arati Di Maida
Francesco Filippo “Barabba”