Sto ascoltando “La Musica Non Esiste”, di Alessio Bonomo.
Ho una proposta seria: appena qualcuno riesce a togliere i privilegi ai parlamentari, li diamo ai cantautori come lui?

Io quasi mi commuovo, ormai, quando sento una melodia come quella di “O’mbrello” o di “Contatto immediato”. Siamo tutti moderni e progressisti, accettiamo ogni cosa strana e la etichettiamo come rivoluzionaria, diamo contro a chi prova a dire di no alle novità. Io nella musica però non ce la faccio, sono conservatore al punto da apparire razzista. Io nella musica di un signore che si proclama cantautore mi aspetto melodie, innanzitutto, poi strumenti veri, chitarre che ogni tanto arpeggino, per vedere di nascosto l’effetto che fa(ceva), e percussioni suonate da qualcuno che abbia un cuore che batte, preferibilmente a tempo.
Ascoltando queste 12 tracce – anzi 10, perché due sono brevi chiacchiere – trovo tutto quello che mi aspetto dalla musica d’autore e da un professionista di lungo corso, il cui nome è legato da anni a progetti importanti. Trovo, inoltre, sassofoni, contrabbassi e pianoforte, dosati con gusto, orchestrazioni mai pretenziose e, in generale, tanto mestiere.
Il filo conduttore di tutto il progetto è la chitarra, e il suo giocare all’acchiaparella con una voce discreta ma convinta, leggera. I due strumenti si inseguono, si alternano, sembrano ballare come due innamorati, in maniera a volte addirittura commovente, come in “Le Rose”. Sublime parte strumentale (e quella vocale di Petra Magoni) di “Un’altra Italia”.

Se dico Fossati qualcuno si offende? Più probabile che mi offrano da bere… e allora lo dico, così risolvo la faccenda dei parallelismi artistici, perché a dire Travel Avion so boni tutti.

Ora le critiche, che di fronte a tale buon gusto strumentale si nascondono facilmente. “La musica non esiste” non è propriamente un inno alla gioia, ecco. Ho visto l’artista dal vivo, l’ho apprezzato anzichenó, ma io un mezzo sorriso al pubblico che lo segue da anni lo regalerei, almeno ogni 5 canzoni. Servirebbe, secondo me, ad attirarne altro, quello che nella musica cerca anche un po’ do leggerezza, intrattenimento. Non apprezzo particolarmente, poi, le litanie cui Bonomo si abbandona ogni tanto, con ripetizione ossessiva di frasi parlate. Ne colgo, ciò non di meno, il fascino, amplificato da cornici musicali di pregio.

Chiudo applaudendo il principale artefice delle meraviglie alla chitarra che fungono da struttura portante del disco, il compianto Fausto Mesolella. Il suo stile e il suo buongusto – egregiamente supportato dagli altri strumentisti – sono un prezioso valore aggiunto, e scoprire che c’è lui anche dietro le linee di basso (egregia quella in “L’uomo di Spalle”) non mi ha lasciato indifferente. All’applauso, dunque, si aggiunge un brivido.

Rock on, Alessio Bonomo, è con immarcescibili cavalieri come te che sconfiggeremo l’Indie!

Vito Franchini