Alessandro Inolti è uno dei nostri amici di vecchia data, lo intervistammo pochi giorni dopo il suo rientro dall’America quando all’orizzonte c’era molta nebbia.
In questa nuova intervista ci parla del suo amore per la batteria, delle registrazioni del disco di Fabrizio Moro e del suo progetto EchoTest.

01 Ciao Alessandro, eccoti di nuovo qui, l’ultima volta che siamo sentiti ufficialmente eri appena tornato a Roma e vedevi parecchia nebbia all’orizzonte. Che effetto ti fa rivedere quella ?
Ciao Davide e ciao a tutti quanti! Mi fa molto effetto perché ero più magro di ora… no a parte li scherzi sono e continuo ad essere d’accordo su tutto quello che ho detto e devo dire che da quel giorno sono cambiate veramente tante cose…

02 Hai registrato con Fabrizio Moro la maggior parte dei brani del suo nuovo disco Pace, dovendo brevemente presentare il disco o recensirlo cosa scriveresti?
Si, quest’anno sono successe numerose cose interessanti fra cui l’opportunità di lavorare in studio con Fabrizio Moro. La domanda che mi fai è molto difficile, purtroppo sono di parte.. Abbiamo lavorato tutti quanti insieme sui brani e devo dire che mi piace tutto quanto, dovendolo recensire direi che ci troviamo di fronte ad un ottimo disco dai colori Rock/Pop e la sensazione che ti lascia dopo averlo ascoltato fino alla fine è che avresti volentieri ascoltato qualche brano in più e questo è un ottimo segno per me perché vuol dire che il disco non annoia ed ha una grande energia.
Piuttosto ditemi voi che ne pensate!

03 In quanto Terzo Lato, viviamo di storie e aneddoti, raccontacene uno comico legato all’esperienza con Fabrizio.
La scorsa estate ci sono state un paio di episodi curiosi. Uno di questi fu ad avellino, in piazza, saltò la corrente e ci ritrovammo senza sequenze e senza click.. PANICO! Però infondo poi tutto si è risolto, ma per qualche secondo ce la siamo vista brutta…
Poi onestamente non ho episodi clamorosi da raccontare a parte viaggi fatti di notte dalla Calabria per rientrare e suonare al Coca Cola Summer Festival qualche ora dopo..

04 Sei stato recentemente a Philapephia con gli Echotest, ma dimmi che hai avuto il tempo di allenarti come Rocky.
Si ho avuto tempo di allenare i miei Lardominali, famosissimi muscoli da ristorante.. Diciamo che un pò mi mancava il cibo americano e ho fatto il pieno!!
Scherzi a parte è sempre un piacere tornare in america e a volte penso che potrei tentare e muovermi a Nashville.. chissà..

05 Il primo febbraio è uscito il nuovo disco dei tuoi Echotest, From Two Balconies con una copertina veneziana, a chi è venuta l’idea?
L’idea è stata di Derek Riggs ed infatti la copertina ha la sua firma. Per chi non lo conoscesse è colui che ha disegnato tutte le copertine degli Iron Maiden ed il creatore del famosissimo Eddie!
Devo dire che sono molto fiero di questo disco.. è un piccolo bimbo che abbiamo (io julie e marco) cresciuto insieme. C’è stato tanto lavoro e tanto sacrificio, siamo riusciti anche a lavorare nel disco con musicisti come Pat Mastelotto, Tim Motzer, Zach LoPresti e tanti altri che hanno reso il disco speciale. Per me è un sogno che si realizza.. infondo io sono un amante del progressive ed uno dei miei sogni nel cassetto era registrare un disco con la mia band prog.
Poi in questa avventura ho avuto la fortuna di conoscere un musicista speciale come Marco Machera, persona che stimo veramente tanto e vi invito ad ascoltare i suoi lavori e anche la fortuna di aver lavorato con Julie Slick che è una bassista fenomenale. Quello che si è creato fra Julie e Marco è veramente speciale e sono contento di essere stato chiamato e di aver dato il giusto colore aggiunto ai loro già meravigliosi dipinti.

06 Qual è il disco che hai ascoltato di più in questo periodo (non vale dire Fabrizio Moro o Echotest)?
Il disco che in questo periodo ho ascoltato di più è l’ultimo dei Blackfield, sono un grande amante di Steven Wilson e in quest’ultimo album dove lavora insieme ad Aviv Geffen fanno veramente un lavoro eccezionale. Ci tengo però a consigliarvi un altro ascolto che ho approfondito, ovvero l’ultimo disco degli Elbow – Little Fictions.

07 A livello acustico e architettonico qual è lo spazio più funzionale dove hai suonato e perché?
Probabilmente l’Auditorium in via della Conciliazione.. stavo per dirti il PalaLottomatica ma direi che a livello acustico ci sono ancora dei lavori da fare. Potrei dirti l’Alcatraz di Milano dove sicuramente il livello acustico è alto. Però non lo so fammi fare un pò di date in più quest’estate e magari ne riparliamo a settembre..

08 Ho visto la diretta di MusicOff e, citando, “continua la storia d’amore tra te e il tuo piatto”, siete innamorati come il primo giorno o magari anche di più?
Sono innamorato del mio piatto ancora di più, quel piatto ha una storia importante…
Ora farò un pò di pubblcità… alcuni di voi che mi conoscono sanno che sono innamorato dei piatti Sabian da quando avevo 13 anni e mentre ero a New York volevo portarmi via un piatto che mi ricordasse la mia esperienza, che mi ha dato tanto e che ancora oggi mi rende felice al solo pensiero. Ed ecco perché sono innamorato di questo piatto!

09 Una domanda fuori luogo: sono passati trent’anni da The Joushua Tree, ma anche venti dall’incompreso Pop, degli U2. Quale preferisci?
Purtroppo sono uno vecchio stile.. preferisco quello di trent’anni fa, The Joushua Tree è un capolavoro e non ci dimentichiamo che è stato prodotto da due giganti.. Brian Eno e Daniel Lanois.

10 In conclusione, come vuole la nostra tradizione, un messaggio per i nostri lettori. A te penna e calamaio.
Un messaggio per i vostri lettori?
Posso essere scontato?
Seguite il vostro cuore e non sbaglierete mai.. penso.. 🙂

 

Intervista: Davide Di Cosimo