Seguo Le Luci da quanto eravamo solo in quattro, cinque a seguirli su una spiaggia deturpata e mi avevano colpito nell’anima e nell’inconscio disboscando con una ruspa tutta l’inutilità di quello che c’era sopra, l’amore, non è stato a prima vista, ero ancora deturpato per capire, e in realtà è avvenuto ai tempi dei licenziamenti dei metalmeccanici quando ho iniziato a capire che la disperazione è una forma superiore di critica e ho iniziato a chiamarla felicità.

Nel 2014 esce Costellazioni in cui sono incisi un sacco di strumenti e un sacco di suoni lampo pop e il ragazzo sta crescendo e ti vendi bene tu, ma infondo continuavo a capire e rimanere estasiato di fronte a quelle metafore apparentemente prive di senso logico razionale e poi arriva Terra e poi finalmente vado al concerto.
Ci provai anni fa, in un posto di cui non ricordo il nome, ma non riuscii a entrare, ero con altri ragazzi e andammo forse al Pigneto o a San Lorenzo.

Ma appena ho ascoltato Terra, non ho più provato quelle sensazioni che provai deturpandomi, e appena finì il concerto, non provai niente di positivo. E ho iniziato a pensare che forse anche, non dico miti, ma soul-mate che non conosci, ma che senti vicini, forse iniziano ad allontanarsi perché le cose cambiano e non puoi farci niente, oppure la gente cresce e tu rimani sempre allo stesso punto e pensi che tutti debbano rimanerci insieme a te.
Poi qualche giorno dopo a riposo dall’ascoltare qualsiasi cosa ho avuto un’illuminazione, una folgorazione e ho sentito dentro un qualcosa a forma di fulmine che pian piano iniziava di nuovo a squarciare e illuminare. E queste sensazioni, non so per gli altri, ma per me non sono facili da vivere, sono periodi neri, che quando ne esci diventano spettacolari, ma da dentro è tutto buio, finché una luce, in questo caso bionda, ti salva.

E allora trovo il giusto bandolo della matassa per poter scrivere di questo disco che ha iniziato a camminare giorno dopo giorno, come un bambino a cui non sai se volere bene o se ti ha rovinato la vita. E, con tutto da vincere e niente da difendere, inizi a volergli bene. E inizia per la prima volta A Forma Di Fulmine. E i nuovi temi, il macrocosmo che avvolge anche la gigantesca scritta Coop, le raffinerie di Ravenna, le luci della centrale elettrica, se prima era una danza tribale in un concerto punk, ora diventano quasi terra di casa, hai in tasca le chiavi ma te ne sei accorto solo ora e entro in un campo minato pieno di ricordi e di delusioni che esplodono, la disperazione è una forma superiore di critica, tutto torna, in questa terra di confusissimi sogni e forse è vero, forse la pace si impara dai racconti battaglia.
Ed è una battaglia sempre più lunga.

Davide Di Cosimo